In nome del Dio denaro

Un intervista a Nando Ioppolo presidente del Circolo degli Scipioni.

 

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Chi crea debito paghi il debito

In attesa di vedere gli atti del convegno Ma cos’è questo Spread? Esiste una alternativa al modello Grecia? abbiamo trovato la registrazione di un incontro con Romano Calvo avvenuto a Milano 21/02/2012  su “Chi crea debito paghi il debito”.

Non possiamo più stare zitti mentre il Governo sta demolendo servizi,sicurezza sociale e beni comuni in nome del debito pubblico. Oltre l’80% del debito è detenuto dalle banche assicurazioni e fondi esteri.

Ma cos’è questo Spread? Esiste una alternativa al modello Grecia?

A Milano, sabato 25 febbraio 2012 ore 15.00 – 19.00, nel negozio  ChiamaMilano in  Largo Corsia dei Servi, 11

l’associazione culturale “Alternativa Lombardia” promuove il secondo incontro del ciclo “Moneta e Finanza”, prendendo spunto dall’attualità economica e politica per capire che cosa sta succedendo ed i possibili scenari futuri, nell’ottica di un cambiamento radicale che pare affacciarsi alle nostre porte.

Mario Monti copertina Time
L’incontro è aperto al confronto con il pubblico e sarà arricchito da una discussione a più voci,  animata da Romano Calvo.

Porteranno i loro contributi:

Piero Pagliani
Gli scenari politici internazionali della crisi sistemica: Unione Europea, sovranità nazionali e conflitti strategici

Alberto Conti
Lo spread e l’euro, un caso‐scuola di fondamentalismo ideologico: cosa è successo e come uscire dalla trappola

Interverranno inoltre Fabio Cremascoli (Movimento per la Decrescita Felice), Armando Rinaldi (ATDAL lavoratori over 45), Giovanni Dosi (economista scuola Sant’Anna di Pisa – in video) e tanti altri amici che stanno ragionando sui possibili sbocchi di questa crisi. Ascolteremo testimonianze e documentari sulla situazione dei greci, cioè dei cittadini europei che vivono in Grecia.

La partecipazione è libera previa registrazione.

Perché questo incontro?

Dalla data del nostro incontro del 24 settembre scorso, la situazione generale è ulteriormente peggiorata. Con il Governo Monti, imposto dall’Europa e dalla grande finanza internazionale, la politica è arrivata a mettere le mani nelle nostre tasche. E stavolta senza infingimenti. Come avevamo previsto.

Portare la pensione a 67 anni ed a 42 anni i contributi, non era affatto necessario, poiché i conti dell’INPS erano già in equilibrio ed il nostro sistema pensionistico viaggiava già su livelli di massima severità, come molti ricercatori stranieri riconoscono.
Ma c’era l’esigenza di fare cassa subito e si è scelto di farlo sulla pelle dei lavoratori, dei giovani e degli ultra 50enni licenziati in procinto di andare in pensione. Si doveva mandare un messaggio (a chi?) per dimostrare che l’Italia è disposta a tutto pur di accontentare il potere delle banche e della speculazione finanziaria. Nonostante ciò lo spread rimane elevato e lo Stato Italiano si indebita a tassi insostenibili con un PIL che è a crescita negativa. Il potere d’acquisto delle famiglie declina pericolosamente e la disoccupazione è diventata di massa. Le conseguenze sono devastanti ma siamo probabilmente solo all’inizio.

Monti, Fornero, il PD‐PDL‐UDC dicono che stavano mancando i soldi per pagare gli stipendi e che senza le loro misure saremmo finiti come la Grecia.
Ora a distanza di tre mesi, lo spread e le agenzie di rating sono ancora lì, con il loro giudizio severo contro di noi. Ed intanto tutti i servizi pubblici subiscono tagli draconiani e l’economia si sta avvitando in una profonda recessione.  Di fatto stiamo scivolando verso una soluzione Greca e proprio come per la Grecia a nulla è servito addossare ai lavoratori i costi della crisi finanziaria: il default è avvenuto comunque.
Dai politici e dai mass media non è venuta alcuna parola di solidarietà verso il popolo greco. Neppure una lacrima da parte della Fornero. Eppure il caso della Grecia ha molto da insegnare.

Il fatto di essere nelle mani di politici incapaci di strategia, non è un buon motivo per arrendersi. I cittadini possono e devono farsi carico del futuro del proprio paese, prima di precipitare nel baratro. Dobbiamo reagire, una alternativa ci dovrà pur essere !
Sono ormai molte le persone in Italia ed in Europa che si pongono queste domande e nonostante il velo di silenzio imposto dai mass media, cominciano ad essere numerose anche le voci di intellettuali, studiosi, economisti, dirigenti d’impresa, sindacalisti, studenti, gente comune…
Comincia ad affacciarsi alla consapevolezza di molti il fatto che siamo di fronte alla fine di un modello di sviluppo e che occorre prepararsi a qualcosa di nuovo.
Un nuovo modello che non si può più basare sul consumismo e sullo sfruttamento infinito di risorse che sono finite. Una transizione che non può essere affidata a chi questa crisi l’ha creata o non ha saputo né prevederla né contrastarla.
Il debito pubblico, lo spread, le agenzie di rating, l’Euro, la BCE e le banche non sono divinità intoccabili e possono essere messe in discussione, esattamente come sono stati messi in discussione diritti sociali che si ritenevano intoccabili.
Tutto si può fare, ma bisogna volerlo fare e questa classe politica ha ampiamente dimostrato di  non esserne in grado.
E allora? Vogliamo aspettare che siano le camice verdi della lega o le camice brune dei neo‐nazisti ad indicarci la strada per uscire da questa crisi?
Se pensiamo che vi sia ancora qualcosa da salvare, se vogliamo salvare lo stato sociale, i servizi pubblici, i beni comuni, la scuola, l’ambiente, la piccola impresa, l’arte, la cultura, l’agricoltura… e soprattutto se ancora crediamo nei valori della vita, della civiltà e della pace, allora dobbiamo seriamente cominciare a pensare che NOI siamo l’alternativa

TradeWeb : lo spread sui decennali supera 550

Reuters
“Reuters: mercoledì, 9 novembre 2011 – 11:36
Non si ferma la corsa del differenziale tra titoli di Stato Italia/Germania.

Sulla piattaforma TradeWeb lo spread sui decennali supera la soglia inviolata dei 550 punti base con una punta a 558, livello mai visto dalla nascita dell’euro.
Ancor più impressionante la forbice sul tratto a due anni, dove il differenziale di rendimento tra il titolo italiano agosto 2013 e l’equivalente Schatz sorpassa di slancio la barra dei 700 punti base con una punta a 709, sempre secondo i dati TradeWeb.”
Qui sotto la spiegazione, non recentissima ma illuminante:
Intervista di Marius Fort de “la Vanguardia”, quotidiano spagnolo, a Éric Toussaint, il 14 ottobre 2011.
Il presidente del CADTM ritiene che la crisi europea attuale ricordi quella che ha attraversato l’America Latina durante gli anni 1980 e 1990.
Il professore Éric Toussaint ha scritto e coordinato con Damien Millet un’opera intitolata “Il debito o la vita” (edizioni Aden/CADTM). Alla vigilia della manifestazione degli Indignati/e questo sabato 15 ottobre in molte città europee, il cui epicentro sarà Bruxelles, le questioni del debito sovrano e la crisi della zona euro acquistano un’importanza maggiore. Toussaint, presidente del Comitato per l’Annullamento del Debito del Terzo Mondo (CADTM), presenta nel suo ultimo libro le sue previsioni in merito alla situazione che attraversa attualmente l’Europa e che, secondo lui, non è troppo distante da quella che hanno attraversato i paesi dell’America Latina durante gli anni 1980 e 1990. [Leggi Tutto]

Crac, il tracollo economico dell’Italia

CornucopiaForse non è più possibile riprendere il controllo dell’economia, che scorrazza impazzita sulla superficie del globo, sempre più ridotto a un deserto. Però, si può farne a meno.
Si chiama economia, infatti, la scienza che studia la distribuzione di risorse scarse. Ma sono davvero scarse le risorse del mondo? O non è forse solamente il denaro ad essere scarso, ad essere mantenuto VOLONTARIAMENTE scarso? E non occorre dunque, per liberarci dall’attuale condizione, scrollarci di dosso la mediazione del denaro?

Questi i presupposti dell’ultima opera di Domenico DeSimoneCrac,  il tracollo economico dell’Italia .  Che però non si limita a questo giudizioso e opportuno suggerimento, ma principia a delineare dei percorsi concreti di disintossicazione, individuale e collettiva, dal veleno economico al cui effetto mortifero, tutti i potenti coalizzati ci espongono da decenni. La gran parte della popolazione mondiale è oggi strangolata dalla leva del debito: un fatto che lascerebbe certo interdetto chi ci osservasse da Marte. Ma che in realtà, sorprenderebbe per primi, milioni e forse miliardi di nostri contemporanei, educati a credere di essere loro, singolarmente presi, ad essersi incautamente indebitati, di avere vissuto per decenni “al di sopra delle proprie possibilità”.  Viceversa, è ora di affermare risolutamente che noi tutti stiamo vivendo al di sotto delle nostre potenzialità, e che questo accade perché ogni nostra azione è mediata dal’economia e dalla moneta, che dell’economia è il pusher piazzato fuori della nostra porta. Riprendiamo Il destino nelle nostre mani! Chi può salvarci da questo stato di cose, se non noi stessi?

NOI, appunto, che è la traduzione di WIR, il sistema introdotto in Svizzera dal 1934 e tuttora fiorente, con l’intento di fronteggiare  l’insufficienza del credito commerciale nelle fasi di recessione e la mancanza di potere delle comunità locali nell’offrire una base di sopravvivenza garantita conservando e valorizzando i beni comuni.

Questo libro ci propone idee, riflessioni e soluzioni che è utile e urgente discutere e approfondire: se il nostro esame dovesse soddisfarci, che cosa ci impedirebbe di mobilitarci per attuarle?  Un sindaco a 5 stelle potrebbe sperimentare nel proprio  territorio l’emissione di titoli di debito a tasso negativo. Contemporaneamente si potrebbe creare un sistema WIR per imprese e lavoratori autonomi così da contrastare la mancanza di lavoro, con il suo strascico di cassa integrazione o di licenziamenti.

A Milano, il Movimento 5 stelle organizza per il giorno 19 novembre alle ore 15 presso la sala Gaber nella libreria Feltrinelli della Stazione Centrale, una tavola rotonda con Domenico De Simone, autore di Crac, il tracollo economico dell’Italia (Editori Riuniti)  per discutere insieme  le idee e le proposte del suo libro, con l’intervento di un funzionario del Sistema WIR della Svizzera Italiana, e di…(aggiungano il proprio nome tutti quelli che amano la libertà ed aspirano alla felicità)

Legge Reale Bis, Black bloc, anarco-insurrezionalista

Alcuni stimoli per uscire dal mainstream creato dalle parole Legge Reale, Roma, Black Bloc e  anarco-insurrezionalista (senza chiaramente perderli di vista dato la loro importanza)  guardate questo video

Potete aderire all’appello  “LETTERA APERTA: NO AL PATTO DELL’EURO”  

oppure extrema ratio andare di persona a Chianciano Terme per partecipare al convegno

Fuori dal debito, fuori dall’euro
(Chianciano Terme, 22-23 ottobre 2011)

Assemblea di Rivoluzione democratica: le soluzioni per uscire dalla catastrofe economica
L’assemblea si terrà presso la Sala convegni dell’Hotel Sole, via delle Rose 40, a Chianciano Terme.
Programma
Sabato 22 ottobre

Prima sessione, ore 10.00: Presiede Stefano D’Andrea
Sergio Cesaratto, docente di Politica economica,  Università di Siena:
«Interessi nazionali e sovranità monetaria: spazi per un’uscita progressista dalla crisi europea»

Ernesto Screpanti, docente di Economia politica, Università di Siena:
«Uscire dal capitalismo per uscire dalla sua crisi»

Fernando Rossi, Per il bene Comune:
«Come e perché uscire dalla gabbia dell’euro»

Marino Badiale, Università di Torino, saggista:
«Il salto necessario»

ore 13.00-14.50: Pausa pranzo

Seconda sessione ore 15.00:

Presiede Moreno Pasquinelli Stefano D’Andrea, docente di Diritto Privato, Università della Tuscia: «Fuori dall’euro, fuori dall’Unione europea»

Piero Pagliani, ricercatore di logica matematica:
«Le condizioni politiche per la transizione»

Paolo Babini, direzione nazionale del Partito dei Carc:
«Uscire dalla crisi, per un governo di blocco popolare e la rivoluzione socialista»

Moreno Pasquinelli, Rivoluzione democratica:
«La catastrofe è quella che causano loro. A noi indicare come evitarla»

Ore 21.30: TAVOLA ROTONDA –
Deliberiamo e diamoci da fare


Domenica 23 ottobre
Terza sessione ore 9.00:

Presiede Leonardo Mazzei Maurizio Tani, docente storia italiana all’università di Reykjavík, Islanda: «La rivoluzione democratica islandese del 2009: un modello esportabile in Italia?»

Marco Rizzo, segretario nazionale di Comunisti-Sinistra Popolare:
«No alle Ue, No al debito, per il socialismo»

Marco Ferrando, portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori:
«Annullamento del debito e prospettive del movimento anticapitalista»

Piero Bernocchi, Portavoce nazionale Confederazione Cobas:
«Interpretazioni della crisi e del capitalismo odierno e prospettive»

Giorgio Cremaschi, Rete 28 aprile, presidente CC della Fiom:
«Dalla resistenza operaia alla rivoluzione democratica»
CONCLUSIONI: Leonardo Mazzei, a nome dei promotori dell’Assemblea
Costi
Per pernottare e usufruire dei pasti: 40€
Per i pasti, senza alloggio: 18€
Si raccomanda la prenotazione tramite e-mail.

Per maggiori informazioni e prenotazioni

Moneta, Finanza, Economia e Potere: i fondamenti per un’analisi sistemica della crisi (5)

La quinta parte dell’intervento Moneta, Finanza, Economia e Potere: i fondamenti per un’analisi sistemica della crisi  tenuto da Alberto Conti al seminario Moneta, Banche Debiti.

Reinterpretazione dell’antica saggezza

Concludo con un ultima considerazione di fondo che riprende il quadro illustrato da un’altra angolazione.
La prassi di applicare un interesse sul denaro prestato è stata condannata in passato da molte religioni, ma alla fine ha prevalso la sua accettazione politica. L’idea procede per analogia con quella dell’affitto: ti concedo il godimento temporaneo di un bene i cui benefici rimangono a tua completa disposizione in cambio di un canone d’affitto. Il contratto prevede la restituzione del bene intatto, che rimane di mia proprietà. Visto che il denaro funziona anche come riserva di valore, l’analogia sembra tenere, infatti si presta un determinato valore, come quello riconosciuto al bene dato in locazione. In realtà il valore monetario ottenuto di norma viene subito speso convertendolo in un bene, cioè si ottiene in prestito un mezzo di pagamento. L’interesse sul denaro prestato è denaro aggiunto. Dal punto di vista del prestatore l’operazione di credito è un ciclo denaro-denaro, che in tal modo si autoriproduce accrescendosi nel tempo, senza alcuna corrispondente produzione di ricchezza fisica aggiunta. Tale ricchezza aggiunta dovrà però esistere da qualche parte per poter sostenere questo genere di processi, ma la sua produzione è un onere completamente a carico di chi riceve il prestito, che deve per forza farlo fruttare per poter pagare almeno gli interessi. Con questa logica chi per primo riesce ad accumulare denaro si procura un vantaggio asimmetrico, che tende a consolidarsi fino all’irreversibilità: creditori sempre più ricchi e potenti, debitori sempre più poveri e sottomessi, obbligati a creare valore aggiunto per mantenere un debito irredimibile.
E tutto ciò prima ancora di considerare la corsa al tasso d’interesse all’interno del casinò finanziario, che è come l’overdose fatale per il drogato dall’ossessione del privilegio della rendita.

La banca è indubbiamente il gestore del denaro, il contabile di ogni suo movimento. L’ulteriore funzione di istituto di credito, di prestatore discrezionale a terzi del denaro custodito o fabbricato dal nulla, le consente di lucrare gli interessi sul credito. Ma chi crea profitto diventa un’impresa, e in quanto tale privatizzabile, anche se presta un servizio irrinunciabile di pubblica utilità, quale è la gestione del denaro per l’economia diffusa. Grazie all’esercizio di tale funzione di pubblica utilità la banca diventa il centro di esercizio del potere prevalente, detronizzando ogni altro sovrano. La democrazia è perciò incompatibile col regime del sistema bancario privatizzato, perché il potere decisionale è uno solo, può appartenere esclusivamente o al popolo numeroso o al banchiere privato che rappresenta l’elite dei rentiers. Aut aut, non possono esistere compromessi, a causa della tendenza spontanea del denaro alla concentrazione, che solo lo stato sociale è in grado di contrastare con la leva fiscale, visto che le remissioni del debito periodiche sono solo un lontano ricordo storico. Per questo la comunità, per poter essere veramente sovrana a casa propria, non può delegare ad alcuna minoranza elitaria la gestione del denaro. In caso contrario, in caso cioè di divorzio tra politica sociale e politica monetaria, la tendenza alla concentrazione della ricchezza continuamente prodotta, tramite la concentrazione del denaro che la monetizza, anziché essere contrastata viene al contrario agevolata, incentivata, accelerata, dal cattivo uso della finanza, fino al limite paradossale di togliere ogni libertà di manovra alle masse che producono e consumano ricchezze fisiche, paralizzando così la fonte stessa dell’accumulo di ricchezza monetaria. Tale situazione corrisponde solo ad uno stadio finale della concentrazione di denaro usato come riserva di valore, e a quel punto le masse possono anche paralizzarsi e soccombere, senza per questo nuocere ai detentori elitari della massa monetaria sottratta alla circolazione nei mercati fisici, colpiti da anemia monetaria perniciosa, una malattia psicosomatica detta crisi di fiducia finanziaria. Gli arricchiti gestori della moneta possono anzi approfittare della recessione che deprime la domanda per acquistare altri immobili e beni fisici durevoli a prezzi di saldo, consolidando il loro potere economico a dispetto dell’inflazione che invece colpisce duramente la base produttiva a reddito fisso, e della recessione che toglie addirittura ai salariati anche l’opportunità vitale di lavorare.

Resta solo la banca islamica a rappresentare un modello dichiaratamente contrario all’usura, intesa in senso lato come principio, al di là dello spartiacque quantitativo ed arbitrario sulla percentuale dell’interesse, come invece la intendiamo noi occidentali. Ma è evidente come non basti regolamentare le tecniche bancarie per risolvere la questione a valle, pur essendo la normativa di settore una parte essenziale dell’alternativa. Occorre a monte ricostituire il primato della politica intesa come interesse sociale, come cura di ogni singolo cittadino, un primato necessario proprio per poter garantire anche la vera libertà dell’interesse privato individuale, in modo ragionevole ed equo tra tutti i partecipanti al gioco economico, che con il loro contributo personale, anche se individualmente modesto e scarsamente competitivo, determinano il sistema più di tutte le nicchie d’eccellenza in ogni senso.
Non volendo e non potendo fare a meno della moneta nelle economie avanzate non resta quindi che drenarla là dove si concentra di fatto, con lo strumento fiscale applicato secondo i principi costituzionali, in modo trasparente per rendere l’opinione pubblica consapevole e responsabile nell’ esprimere democraticamente le proprie scelte politiche nel merito, giorno dopo giorno.

Cos’è il denaro e cosa vogliamo ottenere dall’uso di questo strumento è la domanda sempre aperta sulla quale esercitare il proprio senso di responsabilità e di appartenenza, sia nella dimensione pubblica del bene comune che in quella privata del bene proprio, finalmente armonizzati. In fondo è lo stesso che chiedersi cosa vogliamo dalla nostra vita, questa finestra finita sull’infinito.

Visto che la moneta ed il denaro che essa rappresenta non è più una merce, ufficialmente da 40 anni, allora finalmente diventa una convenzione istituzionalizzata, libera di rappresentare il contratto sociale più basilare di tutti, un patto collettivo condiviso, da finalizzare al bene solidale di tutti e di ciascuno.
Un patto che si traduce operativamente non solo nell’atto di emissione della moneta, ma anche in tutte le fasi gestionali successive, con opportune regole che ne guidano anche i movimenti tra Stato e cittadini, ai fini di una redistribuzione equa e solidale della ricchezza complessivamente prodotta. In futuro cambieranno ancora i modi di produrre e consumare, ma ci sarà sempre tantissimo da fare per tutti, per rispettare e valorizzare noi stessi e la nostra madre Terra. Trasformarla in inferno o paradiso dipenderà solo dalle nostre scelte politiche consapevoli e necessariamente democratiche se avremo sempre la forza di guardare avanti senza lasciar morire la speranza.

Alberto Conti – Milano, 24 settembre 2011

Parte precedente – I riscontri nei fatti 

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